Rapporto Energia Ambiente

Un’analisi della relazione tra i consumi di energia e la crescita economica in Italia attraverso la regressione lineare. Le fonti rinnovabili come alternativa di crescita del paese.

Energia e crescita economica       Contatti Link Ambiente

Crescita economica e consumo energetico

Principali fattori di relazione tra crescita  economica ed energia

Test empirici

Il Prodotto Interno Lordo e i consumi nazionali

Il settore industriale

Il settore dei trasporti

Il settore civile

Il settore primario
 

Problematiche del consumo di energia

Il rapporto tra l'energia e l'ambiente

Le direttive in Italia

Analisi dei consumi attraverso la regressione lineare

La previsione

Fonti rinnovabili

L’energia da rinnovabili in Italia ed il modello di regressione 

Il confronto tra i modelli di regressione e conclusioni sull’ evoluzione dei consumi

Cenni alle principali iniziative per lo sviluppo delle fonti rinnovabili

Conclusioni

Bibliografia

Rapporto tra Energia ed Ambiente

L’energia, oltre ad avere un valore di mercato, ha anche e soprattutto una valenza ambientale. L’uso delle fonti energetiche convenzionali, infatti, può comportare danni all’ambiente in cui viviamo ed alla collettività. Tali danni sono conosciuti come esternalità negative: cioè dei “costi” sociali aggiuntivi che in genere è difficoltoso da esprimere in termini monetari e quindi sono difficilmente incorporabili nei prezzi. Il consumo di energia oggi non è quindi illimitato e privo di problemi, ma deve essere indirizzato al fine di uno sviluppo sostenibile delle risorse. Il concetto di “Sostenibilità” e “Sviluppo Sostenibile”è stato introdotto nel Rapporto Our Common Future (1987) della World Commission on Environment and Development (Commissione Bruntland), che gli diede la sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che “garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”. Il tema dei consumi è quindi legato strettamente alla tematica ambientale. Una prima problematica di cui si parla spesso è la crisi energetica con riferimento all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, che condizionano l’intera collettività in quanto agiscono sul costo della vita. L’aumento dei prezzi dipende sostanzialmente da fattori congiunturali, quali la politica di cartello dei paesi OPEC e quella fiscale dei paesi UE, che  accrescono considerevolmente il prezzo di mercato del greggio in confronto ai costi reali di produzione. Nonostante le scorte dei combustibili fossili, secondo stime risalenti all’anno 2000, dureranno ancora per diversi anni, e precisamente:

a)     carbone, 230 anni

b)    petrolio, 45 anni

c)     gas naturale, 63 anni

d)     uranio-235,54 anni (combustibile da fissione)

l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) stimava nel 2000 che la domanda mondiale di greggio dovrebbe crescere del 51% al 2020 rispetto ai valori di quell’anno e passare da 76 milioni di barili al giorno a 115 milioni di barili al giorno. Il costo dell’energia primaria da combustibili fossili tenderà dunque a crescere nei prossimi anni soprattutto grazie alla forte richiesta di energia che accompagnerà i paesi in via di sviluppo ed in misura più marginale anche dai paesi industrializzati. Dall’esigenza di disporre di grandi quantità di energia deriva un’altra causa fondamentale per i vincoli al consumo: l’inquinamento ambientale. Nella situazione attuale le fonti energetiche nel mondo (secondo ENEA “Noi per lo sviluppo sostenibile”) sono ancora legate in gran parte alle fonti fossili

·        petrolio 38%

·        carbone 24%

·        gas 20%

·        nucleare 6%

·        idraulica 2%

·        biomassa 8%

·        nuove rinnovabili (eolico, solare, ecc..) 2%

mentre le cause dell’inquinamento sono dovute principalmente agli autoveicoli, agli impianti di riscaldamento, le centrali termoelettriche, gli inceneritori e le industrie. Si possono in generale distinguere tre forme d’inquinamento:

a)     un inquinamento “locale”, in prossimità delle sorgenti d’inquinamento (città e zone industriali)

b)    un inquinamento “regionale” o ”transfrontaliero”, che produce effetti anche a centinaia e migliaia di chilometri dal punto di emissione (ad esempio piogge acide,smog fotochimico)

c)     un inquinamento “globale”, che produce effetti su scala planetaria (assottigliamento dello strato di ozono, effetto serra)

I principali inquinanti atmosferici sono:

·        la anidride carbonica, assieme agli altri gas serra (metano, perossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo);

·        il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e di zolfo;

·        i composti organici volatili (COV)

·        i clorofluorocarburi

La formazione di composti è più o meno direttamente correlata alla produzione ed al consumo di energia. In generale esistono diversi impatti ambientali dovuti a questi agenti inquinanti:

·        L’inquinamento diretto danneggia la salute dell’uomo e delle altre specie viventi, in particolare gli ossidi di azoto in quantità elevate possono danneggiare l’apparato respiratorio, mentre il monossido di carbonio riduce la capacità di ossigenare i tessuti. Per alcuni composti organici volatili, come il benzene, si è accertata la cancerogenicità per l’uomo. Le polveri sottili hanno invece sia un effetto fisico sull’apparato polmonare, sia possono agire da vettori di piombo e composti organici volatili.

·        Le piogge acide sono dovute principalmente a sottoprodotti delle centrali termoelettriche, di alcune attività industriali, degli scarichi di autoveicoli e degli impianti di riscaldamento domestico quali gli ossidi di azoto e l’anidride solforosa i quali interagendo con l’umidità dell’aria originano composti acidi che hanno effetti negativi sulla salute dell’uomo, sulla vegetazione, sulla fauna, e sui monumenti.

·        Lo smog fotochimico proviene dall’interazione tra i raggi solari e gli ossidi di azoto e carbonio oltre che sui Composti Organici Volatili

·        Il “buco dell’ozono” è causato soprattutto dagli ossidi d’azoto e dai clorofluorocarburi che riducono lo strato di ozono in stratosfera. Le radiazioni solari ultraviolette se non vengono schermate  possono raggiungere il suolo e provocare alterazioni delle molecole di DNA (effetti mutageni e cancerogeni) alle diverse forme di vita.

·        L’effetto serra è stato da sempre presente in natura: il vapore acqueo e l’anidride carbonica trattengono il calore che la terra riemette una volta assorbiti i raggi solari e permettono di mantenere la temperatura nella biosfera a livelli ottimali per la vita. Tuttavia l’aumento di anidride carbonica e di altri gas come il metano in atmosfera in quantità superiori alla loro normale presenza causa un aumento della temperatura nella temperatura che negli ultimi anni è osservato con sempre più attenzione: rispetto all’era preindustriale l’anidride carbonica è aumentata del 30%, il metano del 145%.

Il riscaldamento del globo rappresenta la principale emergenza ambientale che verrà affrontata in questo secolo: le maggiori preoccupazioni non riguardano tanto il fatto che il clima possa cambiare, ma soprattutto la velocità con la quale possano avvenire tali cambiamenti: una variazione troppo repentina del clima repentina del clima potrebbe avere effetti imprevedibili sulla struttura dell’ambiente e degli ecosistemi in generale. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), una commissione scientifica costituita appositamente nel 1988 comprendente circa 2000 ricercatori, ipotizza che con il trend attuale la temperatura media della terra aumenterà dai 0,6°C ai 5,6°C entro il 2100 con un tasso di riscaldamento molto più elevato rispetto a quello del 20 secolo. Ciò potrebbe voler dire il rischio di desertificazione per ampie regioni del globo e fenomeni di inondazioni, uragani ecc.. in altre aree. Il Terzo Rapporto dell’IPCC (TAR) del 2001, riporta che i cambiamenti recenti del clima possono essere attribuiti alle attività umane. In particolare:

·        “il sistema climatico della terra presenta cambiamenti dimostrabili, sia su scala globale che regionale a partire dall’era pre-industriale e alcuni di questi cambiamenti sono attribuibili ad attività umane”

·        “le attività umane hanno aumentato dall’era pre-industriale le concentrazioni di gas serra in atmosfera”

·        “gli anni ’90 sono stati i più caldi e l’anno 1998 il più caldo dal 1860 in poi”

·        “ci sono nuove e più forti prove che il riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni è attribuibile ad attività umane”

·        “la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2) è aumentata di circa il 30%fino ad oggi;negli ultimi 20 anni per ¾ a causa dell’utilizzo dei combustibili fossili”

Secondo tale rapporto l’influenza dell’uomo continuerà a cambiare la composizione dell’atmosfera durante il secolo.

·        “è praticamente certo che le emissioni dovute ai combustibili fossili avranno un’influenza primaria sulla concentrazione di CO2 nel prossimo secolo. I modelli matematici prevedono concentrazioni di CO2 per il 2100 maggiori dal 90% fino al 250% della concentrazione del 1750, a seconda dello scenario considerato”

Si prevede che il livello del mare potrebbe innalzarsi di circa un metro, con l’allagamento di vaste regioni costiere e con il diffondersi nelle zone temperate di alcune patologie tipiche delle regioni costiere. In una analisi sulle emissioni  di gas serra in Italia effettuata dall’ISSI su dati APAT emerge che la tendenza delle emissioni è di un consistente aumento. Le emissioni totali nel 2003 erano stimate in 592 Mt CO2 equivalenti con un aumento percentuale nel 2003 rispetto al 1990 del 12%. Le emissioni dal 1990 al 2003 sono aumentate di 61 Mt CO2 equivalenti

....continua.......

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